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I Congiu, una famiglia nel…pallone (numero 4)

In principio erano i Ragno, i Lai, poi ancora i Barbieri, gli Ennas, i Casu, i Tidu, i Marcialis, i Ruggiu e scusate se dimentichiamo tanti campioni e appassionati.

Il calcio a 5 ci ha abituato a belle storie familiari, padri e figli, fratelli. Storie di casa, palloni passati dal soggiorno alla camera da letto, litigi e cene a metà, magliette mischiate nella biancheria da lavare tra mamme incavolate per la lavatrice sempre in azione ma capaci di emozionarsi ai bordi del campo ogni weekend.
Oggi una bella storia del futsal la racconta la famiglia Congiu e pensiamo che i numeri siano da record: quattro giocatori sotto un tetto. Elia, Anna, Luca e Nicola, quasi una squadra di calcio a 5, anzi una squadra se si considera anche papà Vittorio.

Elia è stato il pioniere. Oggi ha 24 anni e gioca alla Cagliari Futsal. C’è Anna, in serie A Elite con la Futsal Futbol Cagliari, che ha 20 anni. Poi ci sono ancora Luca, che milita negli allievi e nell’under 21 a Villaspeciosa e ha 17 anni e Nicola, il più piccolo, nei giovanissimi sempre del Villaspeciosa, con i suoi 14 anni.
Il pallone numero 4 è stato portato in casa Congiu da Elia a quattordici anni: giovanili della storica società Trexenta Senorbì, dopo un passato di calcio a 11. Una curiosità diventata pratica. Poi è nata la passione. Contagiosa. Seguendo Elia tutti si sono appassionati e di conseguenza sono passati dal calcio al calcio a 5.

Papà Vittorio è il primo tifoso oltre che accompagnatore speciale. Forse dovrebbe meritarsi una medaglia per tanti chilometri e pazienza, dedizione e amore. “Seguendoli ogni weekend – racconta  – mi accorgo che tutti sono sempre in fase di crescita, soprattutto perché la voglia di imparare cose nuove non manca mai. Le caratteristiche che li accomunano sono l’umiltà e il rispetto verso gli avversari e tutte le figure che circondano il calcio a 5”.
Il ruolo del genitore è spesso delicato, anche quando si rapporta con gli allenatori. Lui però segue con attenzione e massimo rispetto le vicende in campo. Lo vedete seduto e attento sugli spalti, mai fuori dalle righe e al centro dell’atenzione. Un gran pregio, di questi tempi: “A prescindere dal rapporto personale, ritengo che nell’ambito sportivo queste siano due figure ben differenti: mentre l’allenatore gestisce la parte sul campo, il genitore svolge la sua limitandosi a fare il tifoso-sostenitore. Vedo inoltre la figura dell’allenatore come un secondo prezioso educatore”.

“In realtà – aggiunge – è sempre stata una passione seguire i miei figli. Purtroppo non sempre riesco a vedere tutti a causa di qualche partita o allenamento in contemporanea, ma si cerca  di fare il possibile”. E pian piano ci si innamora anche di questo strano sport: “Mi piace come il calcio a 5 permetta che tutti i giocatori presenti in campo siano protagonisti in ogni azione, diversamente dal calcio.”.

Poi ci sono le sconfitte, da gestire, a casa, al tavolo di cena. Non è mai facile, specie a questa età. E il buon Vittorio magari deve trasformarsi velocemente pure in psicologo: “La sconfitta fa parte del gioco, l’importante è che si ragazzi si divertano. Naturalmente si cerca sempre di convincerli a non dare peso alla sconfitta e di incoraggiarli a prenderla come un spunto per ripartire con la giusta carica per conquistare nuove soddisfazioni”.

C’è qualche aspetto su cui sarebbe bello, nel mondo dello sport che praticano, poter schiacciare il tasto modifica? “Cambierei soltanto certi atteggiamenti di quella tifoseria che influenza spesso la tranquillità di una gara e mi piacerebbe inoltre che le società ricevessero un maggior aiuto dal punto di vista economico”.
L’educazione dei figli, di questi tempi è complicata. Vittorio ha la sua ricetta, semplice e vincente: “Credo che sia fondamentale, oltre ad una buona educazione, lasciarli sempre liberi di scegliere e condividere con loro le proprie passioni”.

A proposito di passioni, lo sport può diventare un lavoro e un futuro? Questa è la tentazione, il rischio e l’illusione per tanti e i genitori non sempre orientano bene vedendo nei giovani sempre e solo fenomeni: “Penso che il principio fondamentale dello sport, per il futuro dei giovani, sia l’educazione. Lo sport infatti li educa, dentro e fuori dal campo, aiutandoli a rispettare delle regole e a convivere all’interno di un gruppo, rapportandosi con altre persone. Dal punto di vista economico, purtroppo, nella nostra piccola realtà non penso si possano avere delle grandi possibilità”. Ci incuriosisce anche conoscere l’ambiente da cui nasce un piccolo sogno e una realtà familiare.  I Congiu sono di Selegas, centro in provincia di Cagliari. Qual è la ricchezza e il limite di non vivere in una città? “L’aspetto positivo è la sensazione di calma e tranquillità che si respira in un piccolo paese, mentre è sicuramente un limite per quanto riguarda gli spostamenti”. Chilometri e stanchezza, ma nessun rammarico perchè Vittorio mette al centro un cosa: “Per noi l’unica cosa che conta è la felicità dei nostri figli”.

Grazie Vittorio e grazie a tanti genitori o parenti che, come te, aiutano i giovani ad avvicinarsi al futsal. Un riconoscimento a persone come voi, presenti, ma con discrezione e rispetto. Che sostengono e non illudono, che consigliano e incoraggiano i propri figli a inseguire una passione chiamata futsal.

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